Training autogeno


EQUILIBRIO TRA CORPO E MENTE

Che cos’è?

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento fisico e mentale, che agisce su base psicofisiologica favorendo il riequilibrio e la rigenerazione psicofisica.

Il presupposto è che dando al corpo uno spazio di recupero e raggiungendo un ottimale stato di calma si favorisca la ricarica energetica e la concentrazione mentale.

Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera da sé”. Il Training Autogeno è un metodo pratico di psicoterapia che agisce sull’unità psico-somatica e determina modificazioni fisiche e psicologiche apprezzabili nell’individuo, consentendo di intervenire su numerosi disturbi funzionali in tempi relativamente brevi.

“Training significa “allenamento”, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.”. (G. Crosa)

Questa tecnica dà la possibilità di ottenere, attraverso esercizi mentali delle reali modifiche corporee che a loro volta influenzano la sfera psichica.

In particolare la distensione corporea produce distensione psichica, in quanto, non si può intervenire su una parte della totalità mente-corpo

senza modificare tutto il resto.
Il presupposto teorico del T.A. è infatti la bionomia, cioè l’uomo è considerato come unità di psiche e soma che sono tra loro in un rapporto di reciproca influenza quindi, così come uno stato di tensione emotiva può presentarsi anche con sintomi di tipo prevalentemente fisico, anche un cambiamento a livello fisico comporta modificazioni a livello psicologico.

Il T.A. quindi non si rivolge né alla mente né al corpo ma a tutte e due le dimensioni contemporaneamente e gli esercizi di concentrazione sono particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare, progressivamente, al realizzarsi di modificazioni organiche vere e proprie, che sono esattamente opposte a quelle prodotte dallo stress.

Cenni storici

Il Training Autogeno è nato agli inizi del ‘900, grazie agli studi Johannes H.Schultz, (1884-1970) neurologo e studioso di ipnosi berlinese.

Partendo proprio dalle tecniche ipnotiche ed integrandole con gli studi sul sonno di Oscar Vogt, dopo circa un decennio di ricerche Shultz presentò nel 1932 questa tecnica di autodistensione psichica e somatica che permette di ristabilire equilibri funzionali alterati e di decondizionare situazioni patologiche.

A differenza delle tecniche ipnotiche questa ha il grande vantaggio di attribuire al soggetto un ruolo molto più attivo che permette di superare il problema della dipendenza dall’ipnotista per raggiungere lo stato ottimale di rilassamento.
Fin dagli anni 30 la tecnica si è diffusa in modo massiccio in Europa, in America, in Asia, tanto che la letteratura oggi conta una massa rilevante di voci riguardanti i vari aspetti sia teorici che applicativi del T.A.

Nel 1972 cominciò a diffondersi anche in Italia grazie al Prof. L. Peresson suscitando sempre maggiore interesse tra medici e psicologi per la sua solida struttura scientifica, per la vasta sperimentazione effettuata e per i successi clinici che la tecnica consente di realizzare.

Come funziona?

Attraverso l’apprendimento degli esercizi, e soprattutto l’allenamento (training) quotidiano e la ripetizione costante, è possibile ottenere risposte di distensione e tranquillizzazione sempre più consolidate, che portano a modificazioni fisiologiche sempre più spontanee. In sostanza il regolare e costante allenamento fa sì che la distensione e il benessere psicofisico non debbano più essere cercati attivamente, ma si producano in modo automatico e spontaneo, come dei veri e propri riflessi, in modo autogeno (che viene da sé senza concorso della volontà).
Il compito del terapeuta è dunque quello di illustrare progressivamente il metodo, supervisionare il lavoro individuale del paziente e favorire l’elaborazione del vissuto che emerge durante l’apprendimento degli esercizi.

In sintesi quindi gli effetti del T.A. sono un più profondo e rapido recupero di energie, autoinduzione alla calma tramite il rilassamento interiore, autoregolazione di funzioni corporee involontarie (apparato cardiocircolatorio, respiratorio, viscerale) miglioramento della capacità di concentrazione e delle prestazioni mnemoniche, diminuzione della percezione del dolore (attraverso la modificazione del vissuto di sofferenza) autodeterminazione per mezzo di proponimenti che permettono di superare specifiche difficoltà, introspezione e autocontrollo attraverso l’ascolto del proprio corpo, quel “tuffo in se stessi” (Schultz) che permette una miglior coscienza di sé.

In cosa consiste

Il T.A. di base consiste nell’apprendimento graduale e ripetizione regolare di sei esercizi somatici chiamati:

  • Esercizio della pesantezza
  • Esercizio del calore
  • Esercizio del cuore
  • Esercizio del respiro
  • Esercizio del plesso solare
  • Esercizio della fronte fresca

L’esecuzione di questi esercizi permette di agire direttamente su:

  • Muscolatura
  • Sistema cardiovascolare e neurovegetativo
  • Apparato respiratorio

Questi sistemi si influenzano poi reciprocamente esaltando ancor di più lo stato di distensione, ed interagiscono anche con il Sistema Nervoso Centrale, in particolare con una specifica struttura situata alla base del cervello, la Formazione Reticolare, che è in grado di controllare, a sua volta, molteplici funzioni dell’organismo (psichiche, ormonali, vegetative, ecc.).

In sostanza il T.A., grazie a questo gioco di influenze reciproche, oltre alla regolazione dell’attività di singoli apparati, permette di indurre uno stato di distensione che coinvolge l’intero organismo.

A chi può servire?

Questa tecnica grazie alla sua peculiarità ha trovato applicazione in diversi settori sia clinici (medico, psichiatrico, psicoterapico), che non clinici, ove si rivela molto utile per migliorare concentrazione e memoria, o per diminuire la percezione del dolore.

AMBITO MEDICO


Il T.A. favorisce la regolazione di alterazioni funzionali a carico di vari organi (cuore – polmoni – visceri addominali – ecc.); per questo trova ampia applicazione nell’ambito della medicina psicosomatica.

È particolarmente indicato per:

  • Disturbi del sonno: insonnia, narcolessia (T.A. riduce l’eccessiva eccitazione e, regolarizzando il ciclo sonno-veglia).
  • Disturbi dell’apparato digerente: gastrite, colon irritabile, stipsi (il T.A. favorisce la normalizzazione dei fattori stressanti collegati alle patologie dell’apparato digerente, tramite l’autoregolazione delle funzioni motorie, vasomotorie e secretive dell’apparato gastrointestinale).
  • Disturbi Dermatologici: eczemi, psoriasi, pruriti quando si presentano abitualmente nel soggetto in situazioni di stress.
  • Disturbi dell’apparato respiratorio: asma (il T.A. agisce sui meccanismi fisiologici del disturbo lavorando sulla respirazione diaframmatica e sulle sue implicazioni psicodinamiche).
  • Disturbi dell’apparato circolatorio: tachicardia sinusale bradicardia angina pectoris cefalea vasomotoria ipertensione essenziale (il T.A. diminuendo l’ansia e le preoccupazioni migliora la circolazione periferica, assesta valori pressori, induce uno stato di calma).
  • Turbe neurologiche: il T.A. rappresenta in questi casi un affiancamento, non certo una risoluzione del disturbo. Nella malattia di Parkinson e nella sclerosi multipla si è mostrato utile per ridurre l’ipereccitabilità e l’ansia legata alle conseguenze della malattia. Ha dato buoni risultati anche nell’illusione dell’arto fantasma che insorge talvolta dopo amputazione, in quanto favorisce l’elaborazione della propria immagine corporea.

Ottimi risultati si sono registrati anche nel trattamento di dismenorrea, tic, balbuzie e bruxismo, infine, inducendo analgesia attraverso la modificazione del vissuto del dolore, si è mostrato utile nelle terapie del dolore.

AMBITO PSICOLOGICO


In generale il T.A. si è rivelato un’utile strumento nella gestione delle emozioni e nei disturbi con base psicosomatica; la risposta emotiva infatti è correlata con un insieme di modificazioni che interessano diversi settori dell’economia somatica: l’apparato neuro-muscolare, la regolazione ormonale, biochimica, etc.

Il T.A. è indicato nel trattamento di:

  • Disturbi d’ansia
  • Attacchi di panico
  • Ereutofobia
  • Fobia sociale o fobie specifiche: la tecnica esercita un’influenza sui sintomi proprio grazie all’induzione della calma e la corrispondente tranquillizzazione emotiva inoltre lavora sull’attesa della paura, che solitamente genera il circolo vizioso dell’attacco di ansia.
  • Dipendenze da sostanze: nei soggetti con buona motivazione all’interruzione, e buona collaborazione, il T.A. riduce la tensione, ripristina il ciclo sonno-veglia, rinforza la sicurezza in sé e la motivazione. In questi casi può essere utile il T.A. in situazioni di gruppo.
  • Disturbi della sessualità: il T.A. effettua uno smorzamento della risonanza emotiva predisponendo alla calma e agendo sull’ansia di attesa, favorendo il lavoro sulle implicazioni psicodinamiche che predispongono al disturbo

AMBITO NON CLINICO


Dal momento che un buon allenamento agli esercizi del training autogeno porta ad uno stato di vitalità e benessere via via maggiore, intensifica le prestazioni fisiche, rafforza la capacità di concentrazione e la volontà, trova larga applicabilità non solo in patologia, anche in ambiente non-clinico.

Il TA è una tecnica di prevenzione, infatti, essendo particolarmente concentrata sul corpo, aiuta l’individuo ad aumentare l’ascolto ed il controllo delle proprie funzioni organiche, favorendo, di conseguenza, anche una maggiore introspezione e coscienza di sé.
È indicato ogniqualvolta ci si trovi a dover affrontare situazioni, che da alcuni possono essere vissute come particolarmente stressanti, come il costante sovraccarico di lavoro, o un esame.

Il T.A. è una tecnica che può essere di grande aiuto nel miglioramento delle prestazioni fisiche e mentali, per questo trova applicazione nell’ambito sportivo, sia per quanto riguarda la gestione dell’ansia preagonistica che per quanto riguarda il mantenimento della concentrazione, o nell’ambito scolastico per migliorare capacità di concentrazione e memoria.
Inoltre, dal momento che gli esercizi del T. A. di base portano ad una profonda distensione del corpo, al raggiungimento dello stato “autogeno”, una condizione di abbandono simile a quella del sonno, si è dimostrato che ha un consistente effetto riposante e ristorativo, tanto è vero che, per alcuni studiosi, quando un soggetto è arrivato a un grado elevato di allenamento, un breve esercizio di T.A. potrebbe addirittura sostituire un’ora di sonno.

Infine, con le dovute modifiche (U. Piscicelli), il T.A. trova applicazione anche nella preparazione psicofisica al parto, visto il ruolo che gioca l’allenamento nella percezione del dolore: la sensazione dolorifica è caratterizzata dall’alterazione degli stessi apparati su cui agiscono gli esercizi somatici. Si è verificato che il T.A. pur non cancellando la fonte di dolore, aiuta il soggetto a percepirlo meno intenso.

Oltre alla componente sensoriale del dolore, paura e ansia sono, in grado di intensificare la percezione dolorifica, il T.A., grazie alla calma e alla tranquillizzazione, riesce a ridurre anche tali componenti, rendendo quindi più tollerabile la sensazione di dolore.

Come impararlo

L’apprendimento della tecnica, sia individualmente sia in gruppo, prevede circa 10 incontri con cadenza settimanale; particolare attenzione è posta nel colloquio preliminare alla valutazione dell’idoneità psico-fisica del soggetto per evidenziare controindicazioni o particolari situazioni che richiedono una modificazione alla tecnica standard o la supervisione di un medico.

Per intraprendere l’allenamento autogeno, quindi è di fondamentale importanza fare prima un’adeguata valutazione della persona, per avere un quadro completo sia della sua generale condizione medica che della sua personalità.
È per questa ragione che si sconsiglia l’apprendimento degli esercizi sulla base di manuali o supporti audio-visivi.
La persona che impara il metodo da autodidatta, infatti, può commettere degli errori, durante l’esecuzione degli esercizi, che se non corretti dall’operatore possono inficiare l’intero processo e portare a risultati negativi.

Allo stesso tempo, nel corso dell’allenamento, possono verificarsi delle reazioni somatiche che sono più che normali, ben conosciute dallo specialista, ma che se non sono riconosciute come tali dal profano, possono fargli credere di avere qualcosa che non va.

Il T.A. deve essere insegnato e controllato solo da operatori qualificati con una specifica formazione in materia, infatti, pur essendo relativamente semplice, è una tecnica con molteplici implicazioni sia fisiche che psichiche, che solo un operatore ben preparato può conoscere e gestire.

È bene sottolineare che nel T.A., come in qualunque altro tipo di trattamento, è necessaria una buona dose di motivazione e un sincero interesse, da parte del paziente, nei confronti della tecnica.

Il training autogeno prevede l’apprendimento graduale della tecnica in modo che il paziente si renda progressivamente indipendente dal terapeuta,

raggiungendo sempre più autonomamente lo stato autogeno; il T.A. rappresenta dunque un percorso di conoscenza, di consapevolezza dei propri vissuti psicologici attraverso il proprio corpo: ciò richiede, oltre alla motivazione, anche una certa costanza nel tempo, in quanto solitamente i dieci incontri che presuppone la tecnica si svolgono settimanalmente, per un periodo totale di circa 3 mesi.

Solo dopo questa fase iniziale l’individuo sarà in grado di eseguire gli esercizi in modo completamente autonomo e soddisfacente.