“Amami se ai il coraggio” di Yann Samuell (2003)

In questa coraggiosa opera d’esordio, Yann Samuell mette in scena una storia d’amore passionale, profonda, atipica e crudele. Nella cornice d’ infanzie poco idilliache, Sophie Kowalsky (Marion Co-
tillard), bambina d’orgine polacca proveniente da una famiglia indigente, e Julien Janvier (Guil-
laume Canet), figlio di una madre malata terminale, svilupperanno un legame indissolubile, che l’occhio attento della cinepresa seguirà per l’arco di tre decadi.

Suggello del loro magico rapporto, un carillon: chiunque lo possegga ha il diritto di chiedere all’altro di fare qualsiasi cosa. Attraverso quest’“oggetto transizionale”, i protagonisti accedono ad un universo alternativo fatto di sfide volte a sovvertire limiti e regole del mondo. Il gioco gli consente di sentirsi vivi, al riparo da una dolorosa realtà, mediocre ed incolore.

Le sfide infantili si trasformeranno, con il trascorrere del tempo, in una spirale di provocazioni, moti d’orgoglio e ripicche dalle tinte sempre più sadiche e perverse. Celata sotto la volontà di ribellarsi a convenzioni sociali vissute quali opprimenti, lo scorrere della trama rivelerà la natura psicotica e mortifera del rapporto, che mira a sostituire per sempre la realtà con la fantasia.