“Ciao,
mi chiamo Luca e vengo da qui
un posto che fa rima con me
dove chiudo gli occhi e riesco a non pensare quasi a niente
vedi
il mondo è un posto strano per me
con tante voci che gridano
e tanti sogni che rimbalzano e fanno male
qui
da solo senza ali riesco a prendere il volo
resto così
per ore ed ore
nel mio mondo il suono è solo rumore”

Queste parole sono tratte dal progetto di Salvatore Lazzaro “Solo rumore”, uscito il 2 aprile 2018, giornata mondiale per l’Autismo, e raccontano la storia di Luca, un ragazzo non verbale con disturbo dello spettro autistico.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5) definisce, riferendosi per la prima volta ad una macro-categoria, i Disturbi dello Spettro Autistico secondo due particolari criteri.
Mentre il termine spettro indica un continuum che va da deficit più gravi a meno gravi, i criteri che vengono evidenziati sono i deficit persistenti della comunicazione sociale e i pattern di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi.
Possiamo trovare così individui in cui il deficit della comunicazione diventa completa assenza di capacità discorsiva ed altri in cui vi è una compromissione dell’uso del linguaggio per la comunicazione sociale reciproca.

Ne può risultare la difficoltà a comunicare semplicemente i propri bisogni a cui consegue un aumento della frustrazione e il più delle volte lo sfociare in comportamenti-problema, con una possibile aggressività, auto o etero riferitesi.
Basti riflettere anche relativamente alla difficoltà di relazionarsi comunque con gli altri, in una reciprocità socio-affettiva, a cui ne consegue un isolamento penalizzante.

Attenzione particolareggiata in questo caso nei confronti delle persone con sindrome di Asperger, in cui è proprio la difficoltà nell’interazione con gli altri a fare da protagonista con un abbassamento del livello di empatia. Tutto ciò mina la relazione con gli altri e può causare un fortissimo isolamento sociale. Le emozioni non hanno voce ma possono lasciare a volte delle ferite, che solo il con-tatto con gli altri può risanare.

Fin da bambini è assente il gioco sociale condiviso e le attività preferite sono spesso solitarie. Comprendere situazioni sociali risulta macchinoso e non intuitivo. Modalità comunicative complesse come l’ironia o il sarcasmo sono difficilmente comprese.
L’altro criterio sono i comportamenti, interessi o attività ristretti o ripetitivi, ecco qui che ritroviamo il movimento e l’eloquio ripetuto.
Va segnalata anche una iper- o iporeattività in risposta a stimoli forniti dall’ambiente stesso che possono essere di diversa tipologia, come ad esempio stimoli luminosi e uditivi. È così che un suono ad una particolare frequenza può produrre un certo grado di avversione, ma anche la luce può avere lo stesso effetto.
Con il seguente progetto lo studio CareMind Studio, intende, dopo un’attenta valutazione, fornire un approccio individuale ai bisogni di ognuno a partire dalla più tenera età fino ad arrivare all’ età adulta.

È importante che il bambino possa sviluppare le proprie capacità e una presa in carico precoce permette di cominciare a lavorare con il piccolo da subito, ottenendo dei risultati precoci.
Per quanto riguarda l’età adulta si sostiene maggiormente un progetto dedicato all’ottenere il massimo grado di autonomia all’interno della sfera personale relativa alla propria persona e all’ambiente di vita.

Il tutto inserito all’interno del lavoro di rete, in un dialogo continuo con gli attori che interagiscono con il soggetto nella quotidianità allo scopo di ottenere un approccio maggiormente globale e rendere possibile la generalizzazione degli apprendimenti.

Nel momento in cui vi è la presa in carico della persona, vi è anche la presa in carico della famiglia nell’ottica del parent-training (ossia il coinvolgimento dei genitori nel processo educativo, riabilitativo e psicoterapico) attraverso l’insegnamento di abilità necessarie per contrastare situazioni famigliari problematiche e l’acquisizione di un atteggiamento orientato al problem solving.

Sempre nell’ottica della famiglia, negli ultimi anni, si è orientato lo sguardo anche ai fratelli e alle sorelle dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Numerosi studi riportano le difficoltà che queste persone riscontrano e che a livello diagnostico vengono evidenziati attraverso alti livelli di ansia da separazione, problemi emotivi e problemi della sfera internalizzata in percentuale maggiore rispetto ai coetanei.

Ecco, quindi, che una visione che coinvolga la famiglia sia nella sua fragilità che nelle sue potenzialità diventa sempre più auspicabile.

L’obbiettivo del progetto di CareMind diventa quindi il pieno sviluppo dell’individuo inserito all’interno del suo progetto di vita perché crediamo fermamente che anche chi non ha voce può cominciare ad esprimersi nei suoi bisogni e nelle caratteristiche.

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