Progetto COVID-19


Nell’arco di poco più di un anno, la vita di ognuno di noi è stata letteralmente stravolta: tutto ciò che prima era considerato normale, quotidiano, talvolta scontato, improvvisamente è diventato diverso, proibito, pericoloso, e, per molti aspetti, pauroso, tanto che, progressivamente, si sta diffondendo il concetto di nuova normalità. Tuttavia, parlare oggi di una nuova normalità è forse ancora troppo precoce, poiché non sappiamo davvero con assoluta chiarezza cosa succederà nel prossimo futuro e come evolverà lo scenario mondiale (Macapagal, 2020). Ed è proprio questa intolleranza all’incertezza rispetto a cosa avverrà un domani che sembra essere uno dei fattori maggiormente responsabili delle conseguenze psicologiche della pandemia, a causa dell’attuale difficoltà della nostra mente nel riuscire a formulare giudizi adeguati su ciò che è o non è sicuro (Robinson, 2020).

Un recente studio condotto in Italia (Forte, Favieri, Tambelli, Casagrande, 2020), indagando le conseguenze psicologiche del COVID-19 nella prima fase della pandemia, mostra infatti un sostanziale aumento nella popolazione generale di una vasta gamma di sintomi psicopatologici, di disturbi d’ansia, e di sintomi associabili ad un Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD); inoltre, la pandemia sembrerebbe impattare in maniera significativa sul tono dell’umore, riducendo i livelli percepiti di benessere e di serenità, a favore di un aumento sostanziale di stati d’animo depressivi, quali sentimenti di tristezza e sensazione di helplessness, stati di preoccupazione elevati, aumento di paure e di insicurezze, e sentimenti di rabbia e di frustrazione.

Queste evidenze sembrano essere confermate anche da altri studi quantitativi condotti in passato in relazione a precedenti epidemie (come, ad esempio, la SARS, la MERS, l’ebola o l’influenza equina), che mostrerebbero l’insorgenza di una vasta gamma di sintomi clinici, tra i quali quelli associati ad un Disturbo Post-Traumatico da Stress, a stati ansioso-depressivi e ad un aumento di stress psico-fisico (Hawryluck, Gold, Robinson, Pogorski, Galea, Styra, 2004; Jeong, Yim, Song, Ki, Min, Cho, Chae, 2016).

Sembrerebbe, inoltre, che alcuni fattori biologici e sociali predispongano in misura maggiore allo sviluppo di tali sintomatologie: in generale, essere donna e possedere tratti personologici associati ad alti livelli di affettività negativa e di distacco sembrano essere tra i fattori maggiormente responsabili dello sviluppo di psicopatologia; altri fattori significativi potrebbero essere coinvolti, tra cui, ad esempio, il fatto di avere tra le conoscenze personali o tra i familiari qualcuno affetto da COVID-19, o il fatto di aver avuto una storia medica personale particolarmente significativa (Mazza, Ricci, Biondi, Colasanti, Ferracuti, Napoli, Roma, 2020).

Nonostante la letteratura sull’argomento stia diventando sempre più numerosa, ad oggi risulta ancora difficile poter trarre delle inferenze definitive che dimostrino una chiara correlazione tra il COVID-19 e l’impatto psicologico negativo che sta avendo sulla popolazione. Paradossalmente, infatti, alcuni studi non sembrano dimostrare la presenza di effetti psicologici particolarmente significativi nel lungo termine, e attribuirebbero la spiegazione di queste evidenze alla presenza, nella popolazione generale, di una forte capacità innata di resilienza psicologica (Prati, Mancini, 2020). Questa possibile interpretazione troverebbe inoltre conferma in una vasta molteplicità di studi presenti in letteratura, che indagano gli effetti psicologici in seguito ad avvenimenti di portata particolarmente importante, e che dimostrano chiaramente come la maggior parte della popolazione sia in grado di sviluppare nuovi pattern di funzionamento stabili in risposta ad un evento di stress acuto (Bonanno, 2004).

 

Proprio in virtù di queste evidenze, ancora così eterogenee e variegate tra di loro, diventa oggi ancora più necessaria l’esigenza di adottare un’attenzione e una sensibilità particolare rispetto ai bisogni e ai vissuti di ogni individuo, in relazione ad una realtà che, per molti versi, stiamo imparando a conoscere giorno per giorno.

Attività dello studio durante la pandemia

Fin dallo scoppio dell’emergenza sanitaria, CareMind Studio ha sempre cercato di proseguire nelle proprie attività di cura, adattandole di volta in volta per far fronte ad uno scenario in continuo mutamento, al fine di privilegiare sempre il benessere e la sicurezza dei propri pazienti. A questo proposito, uno dei risvolti sicuramente più peculiari e interessanti a cui si è assistito nei primi mesi è stato il cambio di setting terapeutico, che ha comportato, talvolta anche nei mesi successivi, lo spostamento della relazione tra paziente e terapeuta in uno spazio nuovo: quello del virtuale.
Nei primi mesi successivi all’inizio della pandemia, le attività cliniche hanno infatti sempre continuato ad essere svolte da remoto, al fine di garantire ai propri pazienti il mantenimento del legame con il rispettivo terapeuta, oltre che la continuità del proprio percorso psichiatrico o psicologico, specialmente alla luce di un periodo storico così difficoltoso.

In concomitanza con l’evolversi della situazione in Italia, e nel rispetto dei nuovi decreti governativi, nei mesi successivi le attività cliniche hanno visto un progressivo ritorno in presenza; tuttavia, in alcuni casi, si è assistito ad una sostanziale modificazione nelle modalità di conduzione dei colloqui, tale per cui alcuni di essi hanno continuato ad essere condotti da remoto
Nell’arco di poco più di un anno, inoltre, lo studio ha assistito ad un significativo aumento di richieste da parte di pazienti che, proprio in relazione alla situazione pandemica e alle conseguenze che questa ha comportato, accusano maggiori disagi e sofferenze, manifestati attraverso una vasta gamma di sintomi estremamente variegati e diversi per ognuno. Paradossalmente, si è notato che una certa quota di pazienti ha saputo invece trarre del beneficio da ciò che la pandemia ha comportato nelle loro vite, intraprendendo, ad esempio, nuove attività, adottando nuove abitudini, o giovando di alcuni cambiamenti imposti dall’emergenza sanitaria.

Il questionario

In virtù di queste considerazioni, CareMind Studio ha sviluppato un questionario che potesse indagare in maniera più approfondita le conseguenze psicologiche che la pandemia ha comportato nelle nostre vite. Il questionario, in particolare, approfondisce l’indagine attraverso l’esplorazione di tre ambiti:

  1. La prima parte si focalizza sull’indagine dei cambiamenti dal punto di vista sintomatologico, spaziando dall’indagine dei disturbi d’ansia e di paura ai disturbi del sonno, di somatizzazione e depressivi;
  2. La seconda parte indaga invece il cambiamento di abitudini in relazione alla condizione di isolamento che l’emergenza ha necessariamente comportato. Il questionario prende in considerazione diversi ambiti di vita: dall’attività sportiva ai viaggi e agli spostamenti, passando per gli aspetti sociali, lavorativi e legati al tempo libero, indagando non soltanto le conseguenze negative, bensì anche gli eventuali risvolti e cambiamenti in termini positivi;
  3. La terza parte, infine, si propone di indagare i cambiamenti avvenuti nell’ultimo anno e mezzo in relazione al cambio di setting e alla percezione della terapia, dedicando uno spazio più ampio per permettere ai pazienti di esprimere le loro personali impressioni.