“Un amore” di Dino Buzzatti (1963)

Milano, anni sessanta. Antonio Dorigo, architetto cinquantenne schivo e solitario, si invaghisce di Laide, ragazza poco più che maggiorenne. L’innamoramento di Antonio per la giovane, che si rivelerà essere una prostituta indifferente al desiderio di un reale legame sentimentale, sfocia in ossessione ed in una condizione di completa sudditanza del protagonista, convinto che il proprio crescente tormento
sia segnale di un “amore puro, totale, completo”.

L’autore ci conduce per mano nei labirinti della mente di Antonio, nella spirale di autoinganni di cui si convince al fine di eludere la presa di coscienza della mancata reciprocità della sua passione.
Nell’estremo tentativo di garantirsi la vicinanza di Laide, Antonio propone di comprare il suo tempo, il suo corpo, la sua presenza…per finire in realtà rinchiuso nella gabbia di cui si crede carceriere.

Reale conduttrice del gioco, sarà infatti la fredda ed impassibile Laide che, tra bugie ed inganni, sembra abbeverarsi del dolore e della crescente paranoia di Antonio, quasi fosse un nettare in grado di farle percepire una potenza divina.

Un libro che invita a riflettere sulle diverse tipologie di amori possibili e sugli esiti dirompenti del farsi governare dall’angoscia dell’abbandono.

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