A cura del Dott. Edoardo Pesce
La distanza stabilita dall’eleganza nei confronti della gente rozza è capitale perché crea una
specie di vuoto attorno all’individuo. Tu stesso sei un barattolo di vernice cosparso di lame taglienti,
le lame non sono che quel nulla perfetto che ti isola dagli altri, che ti distingue e ti eleva sulla massa
amorfa.
La collezionista è il quarto lungometraggio dei sei Racconti morali che Éric Rohmer realizza con
l’intento di osservare, più che spiegare, la moralità nascosta negli incontri tra esseri umani. I film
della serie partono da una volontà chiara: mettere in scena l’amore e coloro che lo vivono, un amore
spesso privo di romanticismo, trattenuto, pensato più che agito.
Le vicende si svolgono in una calda e noiosa estate provenzale. In questo vuoto estivo, dove ogni
azione sembra rallentata dal caldo e dal pensiero, due ragazzi, Adrien e Daniel, si rifugiano in una
villa isolata con l’intento di sottrarsi a una vita fatta di doveri e inquietudini. Qui incontrano
Haydée, giovane donna che trascorre le serate con uomini diversi, seguendo sensazioni incerte
invece di ricercare una stabilità rassicurante.
La presunta superiorità morale dei due ragazzi li porta a definire Haydée “la collezionista”, come a
voler prendere distanza dal rischio di diventare oggetti tra i tanti. Ma è proprio questa distanza che,
lentamente, mette in crisi le loro certezze, costringendoli a fare i conti con la fragilità che ogni
rinuncia comporta.
Un film che accompagna lo spettatore nei percorsi tortuosi dei legami, dove il pensiero ostacola il
sentimento, e dove la tentazione si nasconde sempre dietro l’indifferenza.