Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà, come ho detto, insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza.
A cura del Dott. Edoardo Pesce
Romanzo esistenziale, La noia è il tentativo di dare forma ad una condizione interiore che sfugge: un sentimento tanto instabile quanto vitale, che riflette la crisi identitaria nel contesto sociale e politico tumultuoso degli anni Sessanta.
Dino, pittore romano di famiglia borghese, si trova in una fase di blocco creativo e apatia. La sua vita è segnata da un’inerzia profonda, che attribuisce a un senso di vuoto esistenziale radicato nel privilegio economico da cui non riesce a emanciparsi. Dopo anni trascorsi a Parigi, torna a Roma, dove riprende un rapporto ambiguo con la madre, donna ricca e autoritaria, che rappresenta per lui tanto una fonte di vicinanza e ribellione quanto di lontananza e desiderio.
È in questo contesto che incontra Cecilia, giovane modella ed ex amante di un pittore appena scomparso, con cui inizia una relazione ambigua e tormentata. Dino, incapace di stabilire un legame autentico, è ossessionato dall’idea di possederla, ma la sua leggerezza e imprevedibilità lo destabilizzano. Cecilia, infatti, sembra muoversi nel mondo con indifferenza, incarnando un’emotività priva di struttura che, da un lato, aiuta a definire e, dall’altro, mette in crisi una forte razionalità del protagonista.
In questo rapporto privo di reciprocità, l’amore diventa ossessione, alimentato dal tentativo di ricercare un senso e di riuscire a governarlo.
Il romanzo apre uno spiraglio sulla complessità delle relazioni. Non è l’individuo in sé a essere problematico, ma il modo in cui si relaziona: è nella relazione che emergono ruoli, funzioni e, come in questo caso, fragilità e ossessioni. Tutto nasce dall’ingrediente fondante di ogni incontro: l’incertezza.