“KOMOREBI” è il termine giapponese che indica il luccichio di luci e ombre creato dalle foglie che ondeggiano al vento. Esiste solo una volta, in quel momento.
A cura del Dott. Edoardo Pesce
L’ultimo film di Wim Wenders nasce come un documentario dedicato ai bagni pubblici di Tokyo, i quali, negli ultimi anni, sono passati dall’essere luoghi nascosti a vere e proprie opere architettoniche.
Attraverso la pellicola, seguiamo alcune giornate nella vita di Hirayama, un uomo che dedica la sua esistenza alla meticolosa cura dei bagni pubblici della capitale giapponese. La sua quotidianità è scandita da una rigida routine e da un’intima solitudine, ma la serenità del cielo all’alba o il luccichio delle foglie tra gli alberi diventano i riflessi che animano lo specchio di una giornata perfetta. È difficile comprendere se la vita del protagonista sia incredibilmente lenta o incomprensibilmente frenetica, se le persone che incontra siano sinceri amici o lontani conoscenti. Ciò che possiamo cogliere, però, è un modo gentile e costante di abbracciare gli eventi, una forma di gentilezza che conduce l’osservatore ad amare la noia dell’ordinario e, al contempo, a non perdere il piacere dell’eccezionale.
Wenders ci offre un’opera che esplora l’incessante ricerca di senso, svelando la semplicità che tutti desideriamo, ma evitando l’estenuante attesa che ci impedisce di raggiungerla.