A cura della Dottoressa Elisa Bragotto
È meglio litigare che stare da soli.
Proverbio Irlandese
Il mondo delle relazioni di coppia, diciamocelo, è spesso decisamente complesso.
Parafrasando Sue Johnson, parole e gesti della persona che abbiamo al nostro fianco possono farci sentire al settimo cielo … oppure d’un tratto scaraventarci violentemente a terra. In quest’ultimo caso, se non ci sentiamo sufficientemente sicuri e connessi con l’altro per affrontare un tale momento di sensibilità, quelle parole e quei gesti potrebbero essere come scintille in una foresta: in grado d’incendiare la stessa relazione.
Ciò significa che una coppia dovrebbe lavorare per eliminare tutti i sentimenti spiacevoli o i motivi di conflitto? Assolutamente no, sarebbe inverosimile (oltre che, probabilmente, poco utile).
Nel quotidiano delle relazioni s’intreccia infatti la vasta gamma delle emozioni umane e alcuni studi, come quelli condotti dai coniugi Gottman, hanno rilevato che, ad esempio, incomprensioni o litigi con “scambi di rabbia” tra i partner (ovviamente entro determinati e accettabili limiti comportamentali) sono comuni e non necessariamente predittivi di una rottura tra di essi. Ciò che invece sembra avere un ruolo in questo senso è l’escalation della negatività, che può scaturire anche da emozioni come la rabbia. Si tratta dell’uso di modalità che se, diventano abitudine, possono minare le fondamenta della relazione portandola alla fine.
I Gottman descrivono bene questo processo attraverso la metafora dei “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”:
Attacco diretto all’Altro come persona (anziché rivolto ad uno specifico comportamento dell’Altro o ad una situazione). Provoca colpi all’autostima e al senso di sicurezza emotiva dell’Altro. Nell’escalation, intensificandosi può portare al Disprezzo.
Attacco diretto alla dignità dell’Altro, fatto di insulti, mancanza di rispetto, derisione, sarcasmo e atteggiamenti di superiorità. Fa sentire privi di valore e crea distanza.
Risposta a Critica e Disprezzo spostando la colpa sull’Altro attraverso un ulteriore attacco o a modalità che richiamano il “vittimismo”.
Comporta la chiusura delle comunicazioni e il ritiro dalle interazioni (silenzio, isolamento). A volte diventa una sorta di “unica via d’uscita” quando ci si sente sopraffatti.
La crescente distanza può nel tempo consolidarsi, ad esempio, in un disimpegno emotivo, in cui i Cavalieri non sono più chiaramente presenti e prevale, invece, una sorta di “divorzio emozionale” con i partner emotivamente disconnessi e perdita di sicurezza relazionale.
Nelle coppie, spesso, c’è chi esprime maggiormente le emozioni e chi invece risulta essere più “chiuso” o “evitante”, cosa che comporta anche modalità differenti di rapportarsi all’altro, compresi i tentativi di riconnessione. Ma va sottolineato che l’aria di “negatività” è principalmente tipica di quelle coppie in cui i tentativi di riconnessione e riparazione (anche quando sono entrati in gioco i Cavalieri) non sono più messi in atto.
Capita spesso che le coppie arrivino in terapia per problematiche legate a discussioni frequenti, magari sempre sugli stessi temi, che le tengono bloccate in stalli che alimentano l’escalation. La metafora dei Cavalieri può diventare una mappa utile a dare un nome ad alcune dinamiche che permeano le discussioni ai fini di una miglior gestione del conflitto, ma ritengo che nel lavoro terapeutico sia altrettanto importante aiutare le coppie a prendersi cura del legame con un occhio particolare al ruolo del mare emozionale che smuove tali dinamiche.
Una seconda utilissima mappa, che ben s’intreccia con la prima, per orientarsi in questo mare burrascoso, viene offerta dai “Dialoghi demone” descritti da Sue Johnson, ossia tre “schemi di base” in cui si rischia di rimanere come intrappolati quando, feriti o vulnerabili, si sente di non essere in grado di riconnettersi con il proprio partner:
E’ uno schema di reciproca accusa che ha come scopo l’autoprotezione: anziché aiutare a riconnettersi, alimenta la distanza.
Più un partner si avvicina, magari in un modo che l’Altro reputa “sbagliato”, diventa richiestivo protestando per il distacco emotivo percepito … più l’Altro di diretta conseguenza si allontana. E’ un ciclo che, se non riconosciuto nei significati emozionali che lo muovono, può essere spesso confuso con una “difficoltà di comunicazione”, con la pretesa di trovar risoluzione “solo” con delle strategie di problem solving.
Come dice la Johnson, se paragoniamo una relazione ad una danza, in questo caso è come se entrambi i membri della coppia fossero immobili: nessuno sembra coinvolto, ma la tensione è palpabile. In una chiusura autodifensiva, nessuno dei due cerca più la connessione con l’Altro.
Analogamente al Dialogo “Ostruzionismo” di Gottman, anche Sue Johnson sembra aver individuato come, spesso, a distruggere una coppia sia più il gelo che il fuoco…
Il mondo delle relazioni di coppia, diciamocelo … può essere proprio un casino!
Queste mappe possono diventare utili alleati per comprendere meglio cosa sta succedendo nella propria relazione: non per evitare (sempre) il conflitto, ma per dargli magari un nome, trovare alternative di gestione, in un modo più rispettoso dell’altro e del legame, imparando a chiedere e ripristinare sicurezza emotiva.
Le coppie felici, forse, non sono quelle senza problemi, ma quelle che trovano il coraggio di ricordare anche ciò che amano dell’Altro.
Love is a constant process of tuning in, connecting, missing and misreading cues, disconnecting, repairing and finding deeper connection.
It is a dance of meeting and parting and finding each other again.
Minute to minute and day to day.Sue Johnson
Bibliografia
Johnson S., Stringimi Forte, Raffaello Cortina, 2022
Schwartz Gottman J., Gottman J.M., Dieci principi per una terapia di coppia efficace, Raffaello Cortina, 2017